l'emarginato

l'emarginato

L'informazione che non esclude ma unifica

il pericolo di dare per scontata la nostra routine

Il World Wide Web è un servizio che ha rivoluzionato il mondo, ma ancora di più la singola persona. Quello che colpisce maggiormente di tutto ciò è l’abbattimento della linea che ha sempre demarcato la tangibilità con l’intangibilità. Internet ha permesso un enorme miglioramento della circolazione delle informazioni, delle idee, delle merci, dei servizi e anche delle persone. Nonostante questi fenomeni siano di natura diversa (tra loro), sono stati messi quasi sullo stesso piano grazie alla maggiore reperibilità e fruibilità. La smaterializzazione dell’accesso al sapere è la quintessenza del terzo millennio: se qualche decennio fa bisognava visitare molte biblioteche per reperire il materiale richiesto, ora questo passaggio è stato reso non necessario (e sorpassabile) dalla formazione di un’enorme banca dati qual è internet.

Prime crepe

Digitare poche parole rende possibile ciò che un tempo non lo era affatto: aprire un vasto oceano di siti e piattaforme che contengono le parole chiave che si sta cercando. Il sapere è alla portata di tutti è su questo siamo d’accordo, ma poi? Se c’è una cosa che deve suscitare perplessità, questa deve essere proprio il rifiuto di rinunciare a ciò che già abbiamo. Il carattere gratuito delle informazioni, anziché incentivare la consultazione, ha rivitalizzato un fenomeno insito nella natura umana: il dare per scontato. Questa supposizione parte da una costante: la maggior parte delle persone usano internet per praticare una routine condivisa e monotona, vale a dire essere online ore e ore solamente sulle piattaforme (e i social) più famose.

Fin qui abbiamo detto solo cose scontate, tuttavia, se lo si guarda da una prospettiva che va ad esclusione, notiamo che sono poche le persone che vanno fuori da questo spazio circoscritto. Per carità, dato che il web altro non è che lo specchio del mondo materiale, è possibile vedere di tutto, anche cose che non ci piacciono, però non tutti sono così, e per sapere quali sono è necessario cercarli o imbattercisi (un po’ come quando si cerca un posto tranquillo nel mondo materiale). Solamente sul Surface Web, ci sono miliardi di siti internet che hanno oggetti (o scopi) disparati ed eterogenei. Insomma, dato che il World Wide Web è fatto e alimentato dalle persone di ogni parte del globo, possiamo considerarlo un autentico universo in continua espansione alla velocità della luce (come anche la teoria scientificamente accettata del Big Bang).

La responsabilità dell’essere umano

Nonostante ciò di cui abbiamo appena parlato è risaputo, la componente soggettiva e comportamentale dei singoli non percepisce le implicazioni di questa cosa. In altre parole è come se le persone scelgano implicitamente di non dar sfogo alla propria curiosità, carattere imprescindibile dell’essere umano che ha funto da motore per il progresso universale. In ultima analisi è come se le persone (attraverso i loro comportamenti) rendano ciò che è certo in ciò che non lo è più, in questo caso l’universalità di internet e la curiosità stessa.

La domanda è doverosa: c’è un collegamento tra ciò che facciamo davanti al pc e ciò che facciamo quando non è acceso? Sicuramente un collegamento c’è, però ne è solamente uno o ne sono molti di più? C’è correlazione tra chi ozia davanti al pc e chi ritorna da una dura giornata di lavoro? Probabile, però sicuramente le cose non sono così facili, proprio per niente.

perchè è avvenuto?

Forse la domanda migliore è: perché la nostra curiosità non si manifesta più come dovrebbe? Ci sono molte risposte da considerare, però una su tutte merita veramente di essere presa in considerazione. Per certi aspetti la voglia di sapere (o scoprire) può essere considerata come la manifestazione più pura dell’imprenditorialità: l’idea, il rischio e il valutare se perseguire o meno ciò che si aveva pensato.

Il cammino che l’umanità ha percorso non è stato affatto lineare, anzi…Solo prendendo in riferimento l’ottocento e il novecento, si può toccare con mano tutti i fallimenti che hanno avuto a che fare col campo tecnologico, imprenditoriale, economico, finanziario, politico e politico-sociale (come misure welfaristiche attuate malamente). La stragrande maggioranza dei fallimenti (e dei sbagli) hanno avuto conseguenze ed esternazioni negative. Tuttavia sempre grazie a questi fallimenti, in questi 2 secoli il mondo ha scoperto innovazioni e rivoluzioni importanti che hanno trasformato ciò che era considerato impossibile in una certezza, e ciò non sarebbe mai avvenuto senza la manifestazione del primo sintomo di scoperta: la curiosità. A volte essere curiosi può farci incappare in situazioni imbarazzanti e spiacevoli, però sempre la stessa è il motore che, unito ad altri componenti quale l’esperienza, ha permesso di calibrare e imparare dagli errori.

Appare chiaro che nei tempi passati la curiosità ha vinto, ora invece è stata vinta. Per molti aspetti, sembrerebbe che non ci sia più nulla da scoprire, dopotutto cos’altro è possibile ottenere? Se questa domanda venisse presa come affermazione all’unanimità, potremmo parlare del decesso della fantasia e della curiosità. Non è facile definire tutte le sfaccettature della fantasia, ma forse non è poi così importante, non a caso è difficilissimo (se non impossibile) sapere con certezza la natura di qualcosa che si trasforma e ci trasforma. Prendere in considerazione questa cosa potrebbe renderci consapevoli che il bisogno spasmodico di determinare ed etichettare ogni cosa è controproducente poiché ci porta a rinunciare ad andare oltre, e quindi, smettiamo di imparare.

il peso dell’eredità

Che domande si saranno poste le persone che cercavano di risolvere i limiti della loro epoca? L’unico modo per capire correttamente una risposta è collegarla al contesto, e quindi alla domanda a cui risponde. Il lascito storico è un’eredità, e per ereditarla correttamente è bene ritornare sui passi di chi ce l’ha lasciata.

che si fa allora?

Prima di avere la risposta giusta è necessario farsi la giusta domanda. Cosa ci porta a determinare e dare per assodato ogni cosa? Perché si pensa che abbiamo raggiunto l’ultima meta realizzabile? Che collegamento c’è tra ciò che faccio davanti al pc e ciò che faccio quando non lo sto usando? Perché il presente viene preso come stato perpetuo delle cose? Il futuro non esiste più? Le conquiste già conseguite vanno difese e ricordate o basta solamente lasciarle in disparte?

Al momento mi vengono in mente solo queste domande, però chi lo sa, magari a qualche altra persona ne verranno in mente altre, d’altronde cosa sarebbe la curiosità se non esistessero i quesiti?

Fonte immagine: Pixabay

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