l'emarginato

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L'informazione che non esclude ma unifica

MA QUALE DESTRA E SINISTRA? occhio al moderatismo piuttosto

Fonte immagine: scuolainforma.it

Continua l’eterna disputa tra le moltissime persone che si credono in una delle 2 correnti politiche, peccato però che le cose non sono così semplici. Cerchiamo di analizzare meglio il tutto per capire di cosa stiamo parlando.

La destra e la sinistra: l’inizio

Per parlare di destra e sinistra bisogna tornare moltissimi anni indietro, per la precisione nella Francia del 1789. Qui si videro contrapposte 2 correnti molto diverse tra loro: da una parte i conservatori (ovvero la destra), mentre dall’altra i progressisti (la sinistra). Col passare degli anni si profilò (da entrambe le parti) la coniugazione di un’ideologia molto articolata. La destra oltre ad essere conservatrice era assolutamente propensa al liberalismo (ovvero a una economia in cui lo Stato non doveva essere interventista nei confronti del mercato), mentre la sinistra auspicava l’intervento statale per ridurre le disparità e promuovere politiche economiche e sociali volte a salvaguardare il quieto vivere della nazione.

Il continuo

Gli anni passano e veniamo catapultati in una lotta a dir poco intensa. La destra fu fautrice dell’economia statale di stampo borghese, quindi la sinistra spese molte energie a combattere ciò, infatti la storia annovera nella corrente della sinistra il socialismo, il comunismo e altre correnti politiche-ideologiche. Lo scontro si fece sempre più intenso verso gli inizi del 900 quando il comunismo sovietico prese il potere nel 1918 (la famosa rivoluzione di ottobre) spodestando il potere dello zar (un potere di stampo conservatore). Purtroppo la disputa assunse connotati che andarono molto fuori dagli schemi (basti vedere l’ascesa del fascismo e del nazismo che avevano entrambe l’obbiettivo di combattere il comunismo), infatti qui possiamo toccare con mano quanto la paura di un presunto nemico possa spingere diverse forze politiche a estremizzare le proprie posizioni fino a limiti inimmaginabili. Dopo la seconda guerra mondiale le cose migliorarono, ma rimase sempre la tensione tra i 2 schieramenti politici.

Cosa ha distrutto la destra e la sinistra come le abbiamo conosciute fino ad oggi?

Sono tanti i motivi, sicuramente la stanchezza e l’obsolescenza delle 2 ideologie hanno fatto molto, però forse la cosa che ha determinato di più il termine del conflitto e l’accantonamento dei 2 programmi politici e ideologici è dato dall’istituzione del mercato unico globale che ha sancito la buon riuscita del globalismo (almeno in moltissimi suoi aspetti). Tutto questo ha fatto conoscere a moltissime persone un livello di benessere inimmaginabile, quindi non si poteva più ritornare indietro e continuare col secolare conflitto ideologico.

Destra, sinistra o centro?

Questo è il dilemma e forse non è neanche un rompicapo così grosso. Preso atto di ciò va detto che i politici dovevano pur sempre fare qualcosa (o almeno provarci), quindi moltissime figure politiche hanno spostato i loro sforzi non tanto sulle ideologie di un tempo, bensì verso un dialogo che ha portato all’ascesa del centrismo (come lo conosciamo oggi).

L’oligarchia del centrismo

Il centrismo ora come ora ha connotati scarsamente ideologici poiché fa perno su altri fattori (come per l’appunto il dialogo). Fin qui nulla di male, però molto spesso si ha la sensazione che il “moderatismo” sia volto non tanto a fare qualcosa di concreto, bensì a far entrare quante più persone possibili nel mondo elitario della politica, dopotutto non avere un’ideologia vera e propria dà la possibilità di potersi adattare a qualunque circostanza, e quindi chiunque potrebbe fare il politico, a patto però che faccia valere la propria immagine e il proprio carisma. Non è un caso che il patto del nazareno abbia unito per un periodo la destra e la sinistra, in fondo in entrambi gli schieramenti la prima parola è “centro“, quindi non possiamo che porci qualche domanda. Come se non bastasse non esistono delle correnti di pensiero ben definite che possono guidare un determinato numero di politici per un lasso di tempo ragionevole. Ora prevale la super dinamicità delle idee poiché nessuno ha una vita politica così soddisfacente da poter essere il capo (e leader) per un periodo tutto sommato accettabile, basti pensare che negli ultimi anni il Partito Democratico ha cambiato così tante volte il segretario che si fa stento a crederci.

Chi paga le conseguenze di tutto ciò?

Insomma, la politica non è più coerente con sé stessa e purtroppo siamo noi cittadini a pagarne le conseguenze. Quando c’è una riforma da attuare essa viene cancellata non tanto e non solo da forze esterne al partito (o alla coalizione), bensì interne. Cosa accadrà in futuro qualora non dovessimo prendere coscienza di tutto ciò?

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Immagine in evidenza presa da “www.scuolainforma,it”

Marco Galletti

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