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LA MUSICA DI OGGI: UN MISTO TRA POLITICA E INFLUENCER

Fonte immagine: puntomusicalucca.it

Il mondo della musica ha subito cambiamenti a dir poco inimmaginabili. Un tempo tutto questo era un mercato sano e che funzionava bene. Ora invece bisogna constatare che lo stesso settore ha attraversato un processo che lo ha reso saturo. Le conseguenze hanno portato il settore della musica ad assumere una natura dai connotati molto discutibili, come in primis il rinunciare a una porzione significante della propria natura (da parte degli artisti) per meglio sposarsi con i canoni di mercato. Cerchiamo di capire meglio il fenomeno analizzando le parti più importanti di tale fenomeno.

La musica di prima

Prima il termine musica era concepito per descrivere quel processo che portava l’artista a compiere uno sforzo notevole per coniare l’essenza della propria persona. Se pensiamo all’epoca medievale, non possiamo che pensare agli artisti di strada e a quelli che suonavano per le corti, però è bene dire che tale fenomeno ha maturato tutti gli aspetti nel 900. Qui il musicista era veramente ciò che affermava di essere perché compiva un processo di elaborazione delle idee che gli permetteva di pubblicare un lascito della propria essenza personale, in altre parole, la musica di un tempo era un vero e proprio processo artistico e creativo.

L’inquietante trasformazione

Appare chiaro che le cose hanno preso una piega a dir poco preoccupante. Molte persone, essendo a corto di idee, ricorrono molto spesso all’utilizzo del sistema delle collaborazioni. Tutto questo denota (se usato con frequenze alte) la scarsa capacità della maggior parte dei musicisti di riuscire a coniare da soli un qualcosa che possa fare presa. In tutto questo c’è da dire che il testo della canzone è stato sacrificato al fine di aumentare l’affinità con la melodia (e quindi renderla più orecchiabile). Tutto questo trend lo possiamo vedere anche nei talent: i programmi televisivi puntano molto, anzi, forse anche troppo, sulla presenza scenica, sull’immagine, sullo stile e su tutto quello che non ha a che fare prettamente con la musica.

L’artista è politico e influencer

Eh già. L’artista è politico per diverse ragioni:

  1. Accetta di scendere a compromessi sacrificando la sua essenza e accettando il concetto secondo cui, che per sfondare (o mantenere la fama) è necessario fare collaborazioni con una moltitudine di persone (e quindi dipendere dagli altri).
  2. L’ artista sceglie di essere meno artista e più politico. In tutto questo si può constatare che l’attività che lo spinge a diventare influencer ha più motivi. Il primo è rappresentato dal fatto di far apparire una persona con una luce migliore (mediante la condivisione di scatti fotografici che rappresentano la vita quotidiana e la promozione in parte celata di capi di abbigliamento). Il secondo motivo è rappresentato dal fatto che l’attività di influencer comporta un processo che rende la persona migliore agli occhi delle persone. In sostanza si incarna un po’ il prototipo della persona che è sempre felice e che ha sempre da dire e mostrare qualcosa (come una parte dell’attuale classe politica).

Inutile dire che tutto quello di cui abbiamo parlato è dato anche dal fatto, che il mercato della musica, essendo saturo (cioè con un eccessivo numero di artisti) porta le persone a considera l’idea secondo cui che, per essere famosi, non è necessario fare lo sforzo di reinventarsi, anzi, conta solamente accettare che è necessario ambientarsi al regime di sacrificio della propria essenza (al fine da poter collaborare con tutti gli altri).

Con l’amaro in bocca

Un tempo eravamo dell’idea che esseri artisti voleva dire essere sé stessi. Ora purtroppo questo concetto è messo in discussione da tutto ciò che abbiamo letto in questo articolo. Va constatato un fenomeno molto dispiacevole: gli artisti emergenti (ovvero coloro che dovrebbero rinnovare il panorama musicale) si trovano a un bivio dove devono scegliere se essere sé stessi e lavorare prevalentemente sulle proprie qualità, o accettare il fatto di diventare qualcuno (magari accelerando anche i tempi) mediante il ricorso all’inserimento di un network dove si collabora con i colleghi che hanno scelto di entrare in questa realtà secondo tale modalità. In tutto questo c’è da dire che ora come non mai, c’è bisogno di un processo di revisionismo dove le persone devono avere la consapevolezza che oltre alla produzione di musica studiata per essere orecchiabile e cantabile, è necessario che si ritorni a produrre anche musica dove il testo della canzone non viene sacrificato ai fini dei canoni stilistici; dopotutto l’artista è colui che ci mette tutto sé stesso per lasciare qualcosa a chi presta ascolto alle sue opere.

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Immagine principale presa da “www.puntomusicalucca.it”.

Marco Galletti

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