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SCOPRIRE Sé STESSI ATTRAVERSO LA SCRITTURA: LE PAROLE DI FABIO CARTA

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Il mondo della scrittura ha sempre affascinato tantissime persone. Va detto però che data la propensione del cambiamento della società, la nostra percezione della scrittura ha cominciato a perdere un po’ di valore, forse tutto questo sta per sancire il passaggio dallo scenario contemporaneo (dove ogni persona poteva cimentarsi a scrivere) a una fattispecie dove il tutto viene gestito dall’élite letteraria. Forse tutto questo potrebbe accadere, in fondo nessuno ha la palla di cristallo, eppure questi giorni ho avuto la fortuna di avere a che fare con una persona che mette tutto sé stesso per capire chi è e dove può arrivare. Il suo nome è Fabio Carta ed è uno scrittore che da diversi anni naviga nel mondo dell’editoria. Oggi abbiamo la fortuna di pubblicare la lettera che ci ha recapitato, leggiamola insieme.

chi è fabio carta?

Ciao.
Mi chiamo Fabio Carta, sono un impiegato pubblico, marito noioso e padre di due figli. E sono uno scrittore di fantascienza: c’è poco da aggiungere, no?
Sono nato e cresciuto quando la Golden Age della narrativa di fantascienza era già passata, o meglio consolidata, e quando invece uscivano al cinema i primi, immortali blockbuster fantascientifici. Non dimentichiamoci poi degli anime ante litteram, i cartoni animati giapponesi di robot giganti, alieni e battaglie spaziali. Aggiungiamoci poi qualche fumetto Marvel e i primi videogiochi. Ero letteralmente immerso nella fantascienza: come non poterne far parte? Questo per dire che ho sempre divorato storie di fantascienza, era la mia narrazione di evasione, e mentre le leggevo già sognavo di scriverne anche io. Più o meno da sempre.

La fantascienza è una passione che mi ha dato importanti stimoli, anche nella vita “vera”, ma ho la presunzione di dire che non è mai scaduta in esagerazione, niente di morboso. Non sono un cinefilo o bibliomane, non un collezionista né tantomeno un “otaku” feticista di gadget nipponici. Amo libri, film e videogiochi in tema, ma tutto con il dovuto equilibrio.
Questo per dire che, secondo me, c’è molta politica nella fantascienza. Non parlo soltanto degli sviluppi che dagli anni ’80, e mi riferisco al cyberpunk, hanno portato al successo una visione della fantascienza che si pone in polemica con la contemporaneità immaginando un futuro in cui i difetti del presente sono portati al parossismo. La vicinanza tra fantascienza tout court e la politica è stata infatti, di recente, evidenziata dal famoso autore Ted Chiang (suo il racconto che ha ispirato il film Arrival) in una recente intervista su Repubblica. (
https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2019/07/04/news/ted_chiang_scrivere_fantascienza_e_fare_politica_-230377407 )
Per Chiang la fantascienza tutta, presentando e ipotizzando l’esistenza di mondi e realtà diverse, è un ottimo esercizio intellettuale alla diversità, contro ogni visione monolitica del proprio stile di vita. Non poca roba, quindi…

Detto questo, non voglio presentarmi come una specie di intellettuale politicamente impegnato. Nel mio anelito alla letteratura sci-fi c’è molta più ingenuità, vanità e voglia di giocare di quanto vorrei mai ammettere.

Dopo anni di gestazione ed esitazione, sono riuscito a dare concretezza a tante vaghe velleità e a presentare un mio manoscritto nel 2014. Per mia fortuna Arma Infero ha trovato subito in Luigi di Mieri, dell’Agenzia Inspired, un sostenitore come, probabilmente, nemmeno io lo sono stato mai. Arma Infero – Il mastro di forgia è stato pubblicato nel 2015, a cui sono seguiti altri due volumi: I cieli di Muareb (2016) e Il risveglio del Pagan (2018).

Arma Infero è una saga planetary romance, ovvero una serie di romanzi che raccontano gli eventi relativi alle eroiche vicende umane su di un singolo pianeta alieno, che alcuni lettori si sono spinti a voler definire parzialmente fantasy. Questo probabilmente per il fatto che gli uomini, sul pianeta Muareb, per vari motivi hanno voluto organizzare le loro colonie sul modello della società feudale medievale.
Inutile negare di essermi ispirato al classico dei classici del planetary romance, ossia a Dune, di Frank Herbert (di cui è prossima una nuova, strepitosa trasposizione cinematografica). Dune, ovvero grandiosità narrativa, deserti colmi di insidie e misteri, battaglie e intrighi di corte, un’epica mistica che lascia il segno. Non per dire, ma persino Lucas, immaginando Star Wars, ha ammesso di aver preso ispirazione da Dune.
Nonostante fosse la mia opera prima, approssimativa e immatura per definizione, Arma Infero mi ha dato grosse soddisfazioni.
Ho ricevuto più di un riscontro positivo, anche in termini di vendite (ma per carità non tocchiamo il tasto guadagni). Ho ricevuto però anche diverse critiche, spesso gratuite ma alcune molto circostanziate, segno che il mio lavoro è stato fatto oggetto di une vera attenzione. E questo non può che rendermi orgoglioso
.

Durante la pubblicazione di Arma Infero, nel 2017 ho avuto tempo, si fa per dire, di pubblicare un romanzo cyberpunk: Ambrose, pubblicato con la CE Scatole Parlanti.
Ambrose nasce dal rocambolesco e ingenuo tentativo di partecipare a una vecchia edizione del premio Urania, che permette ad autori emergenti di venir pubblicati nella storica collana sci-fi della Mondadori. Ovviamente ho perso. Ne è venuto fuori però un testo agile, così lontano dalla mole di parole di Arma Infero, proprio grazie ai limiti alla lunghezza imposti dal bando. Per il resto ho rispolverato una vecchio progetto di gioventù e, rivalutandolo, l’ho rifinito quanto ho potuto, guarnendo la storia con riferimenti alla cronaca più recente. Questo perché il cyberpunk, per essere tale, deve sempre avere un appiglio polemico al presente, o almeno così la penso io. Ah, ci ho messo poi un bel po’ di sarcasmo, amicizia e guerra, e gli immancabili mecha, i robottoni pilotati della tradizione japan.

C’è un filo conduttore che unisce Arma Infero e Ambrose, un filo che passa in primo luogo per il linguaggio.
Il mio linguaggio, aulico e pedante, era quasi un obbligo nella prima persona di Arma Infero: in fondo a parlare era un pomposo maniscalco, impegnato in un’altisonante agiografia messianica. Che altro aspettarsi? In Ambrose, invece, ho cercato di creare un contrasto tra la narrazione in terza persona, molto forbita, e lo slang quasi incomprensibile dei personaggi, su cui però primeggia lo spettro anacronistico dell’entità che dà il titolo al libro. Per rispondere a diverse critiche che periodicamente mi giungono: sì, ho voluto e ricercato quel tipo di linguaggio. E’ funzionale a una fruizione facile e d’intrattenimento? Non so, non credo. Ma non ho mai detto di voler incoraggiare quel tipo di lettura.
Il secondo punto in comune è la distopia, o meglio, l’ambientazione da guerra totale, catastrofista, apocalittica e/o post-apocalittica.
La distopia (non me ne vogliano i puristi che vorrebbero indicare con questo termine soltanto i romanzi che immaginano terribili società totalitarie come in 1984 et similia) è la narrazione dell’uomo e della sua vita nelle macerie, una vita che, a dispetto di tutto, custodisce in sé i germi di una rinascita, carica di quelle speranze che spesso fanno anche ben volere la catastrofica “tabula rasa” da cui tutta la vicenda ha origine. In Arma Infero la catastrofe è praticamente innestata in ogni epoca del background, prima, durante e dopo gli eventi narrati; si respira una inevitabilità storica che opprime gli uomini e, nella sua spaventosa grandezza, ne ridicolizza ogni sforzo, impregnato di misere vanità e aspirazioni.

In Ambrose, in quanto cyberpunk d.o.c. (o almeno spero) la polemica e la critica di costume è decisamente più chiara e palpabile. Ma come ho detto, anche qui la rovina generale è il preambolo inevitabile a una rinascita.
Che altro dire sulla mia opera omnia?
Cronologicamente Arma Infero è venuto prima nella realizzazione ma Ambrose ne è uno prequel spin-off, del
tutto autonomo in verità. Non ci sono personaggi o ambientazioni in comune, non potrebbero per coerenza logica, ma alcune delle tecnologie in Arma Infero, così antiche da essere state dimenticate, trattate quasi alla stregua di magia, in Ambrose appaiono di sfuggita come prototipi.
Ambrose parla di un singolo episodio, di un punto nodale storico nella storyline sci-fi da me immaginata. Ma siamo sulla Terra, ci sono nazioni, corporazioni, internet, armi atomiche, e la minaccia islamica divenuta superpotenza transnazionale. Nulla di così incomprensibile o diverso dalla realtà odierna.
In Arma Infero ho dovuto inventare un mondo, una storia, una mitologia, una divisione geopolitica credibile. E mi ci sono voluti 5 anni e 4 volumi (ebbene sì, il 4 e ultimo volume è prossimo all’uscita) per raccontare una lunga campagna militare che si svolge in parallelo all’ascesa di un sedicente messia cosmico. Sono due storie che non si possono paragonare, anche soltanto nella mole di informazioni
.

Concludendo, attualmente non sto lavorando a nulla: mi limito a sistemare appunti, abbozzare idee, nulla di particolarmente stimolante, lo ammetto.
Questo perché, come ho accennato, sono in trepidante attesa dell’uscita del quarto e ultimo volume della saga Arma Infero, in uscita (spero) entro al fine dell’anno. Spossante, sorprendente, liberatorio. Mi mancherà Muareb, come spero che mancherà anche ai miei lettori.

Qui trovate una suggestiva lettura dell’antefatto di Arma Infero vol.1, gentilmente realizzata dalla Narratrice di Sogni ( https://youtu.be/U8baX65YTME ).
Qui invece tutte le mie opere in vendita su Amazon (
https://amzn.to/2lOOjkm ).

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Immagine in evidenza presa da “www.allinfo.it”.

Marco Galletti.

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