l'emarginato

l'emarginato

L'informazione che non esclude ma unifica

L’INFORMAZIONE CI HA DIVISI

Il tema che affronteremo oggi merita di essere preso in considerazione. Alla luce dei fatti, non possiamo non notare che il mondo dell’informazione abbia subito dei cambiamenti a dir poco notevoli, quello che però preme dire è che analizzando ancora di più tutto il fenomeno, si può iniziare a vedere che si sta verificando un progetto molto discutibile. Cerchiamo di capire meglio come stanno le cose

L’informazione che informava

Forse non è mai stato un modello così puro e semplicistico, però fino a non molti anni fa, l’informazione aveva ancora la missione esclusiva di unire le persone mediante la conoscenza. Sebbene ci siano sempre stati giornali con una certa ideologia politica, va detto che essendo ben noto il tutto, non c’era ancora quel pericolo di incappare in una situazione di informazione programmata e dai connotati particolaristi.

Ora come stanno le cose?

Tempo fa scrissi un articolo sulla mercificazione del mondo dell’informazione (qui il link) facendo presente che la missione dell’informazione è stata sporcata in maniera netta dagli interessi economici. Mi spiego meglio: gli interessi economici ci sono sempre stati, d’altronde per informare bisogna appoggiarsi su giornalisti che facciano il proprio lavoro, quindi le finanze di un giornale devono essere sempre sane. In tutto questo però c’è da constatare un fenomeno dai risvolti epocali. Con l’avvento del giornalismo partecipativo (o Citizen Journalism), il mondo dell’informazione ha cominciato a far entrare sempre più persone (che volevano informare pur non essendo ancora giornalisti) e tutto ciò ha portato a una saturazione del mondo dell’editoria e del giornalismo. Avendo bene in mente questo passaggio, non possiamo che porci allora il quesito secondo cui come può un portale di informazione andare avanti pur sapendo che la propria quota di mercato si è assottigliata? La risposta a questa domanda è semplice: rendere l’informazione multifunzionale, ovvero fargli soddisfare sempre più bisogni. Ecco che prende il via il processo di neo-informazione: l’articolo non doveva più solamente informare, esso doveva anche appagare il bisogno del lettore, e quindi doveva gratificarlo facendo leggere ciò che più voleva (facendolo sentire una sorta di erudito). Qui prende via anche il fenomeno della controinformazione, cioè informare in maniera tale da opporsi all’informazione mainstream.

Perché tutto questo ci ha divisi?

Il motivo che ci porta a pensare tutto questo è dato dal fatto che l’informazione ha creato bisogni diversi, e quindi clienti diversi. Con l’andare del tempo questo fenomeno ha portato le persone a pensare che chi non legge ciò che legge lui/lei sia una persona strana, e quindi deve essere etichettata come tale ed emarginata. Per completare il disegno non possiamo non notare che i partiti abbiano cavalcato l’onda, non a caso essi hanno deciso di adattare la loro ideologia (e il loro modo di comunicarla) al modello di informazione che più si congegnava a loro. In ultima analisi purtroppo dobbiamo prendere atto che il nostro paese, seppur formalmente unito, è diviso in tanti substrati sociali dove le persone adottano modi specifici di comportamento quando si approcciano con l’informazione. Tutto questo ha grandi ripercussioni sull’opinione pubblica poiché moltissime persone hanno intrapreso (più o meno inconsciamente) quel processo di etichettatura che porta a generalizzare il tutto (con la conseguenza che si filtrano informazioni che in realtà sono essenziali). Qualora la gente non dovesse prendere atto di tutto questo, molto probabilmente il pensiero comune, per quanto variegato, sarà appiattito dall’ignoranza, quella stessa ignoranza che purtroppo non fa bene al paese.

Cosa ne pensi di tutto questo? Diccelo con un commento e condividi questo articolo. Per sostenere il progetto editoriale lascia un like alla pagina“Il Gallo-L’emarginato blog”.

Immagine principale presa da “www.liberoquotdiano.it”.

Marco Galletti

Lascia un commento
*
*
*