l'emarginato

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LA TEORIA DI JOHN MAYNARD KEYNES: LAVORARE DI MENO PER SALVARE IL PAESE

Fonte immagine: Telegraph.co.uk

La tesi di cui ci occuperemo è stata coniata da uno degli economisti più influenti di tutti i tempi, promulgatore (e probabilmente anche creatore) della macroeconomia. Il discorso tenuto dall’ economista si intitolava: “Possibilità economiche per i nostri nipoti” e non si può non constatare che il lascito di quel discorso, tratti temi molto ampi che hanno a che fare con il corretto funzionamento della società.

Il terreno su cui poggia la teoria

Nel 1930, il noto personaggio introdusse il suo discorso facendo presente che l’economia globale aveva dei connotati che facevano presagire il peggio. In sostanza egli era dell’ idea che il mercato era cresciuto a ritmi pazzeschi, infatti sempre secondo lui, la crisi del 1929 (la crisi di Wall Street) era dovuta proprio al fatto che non era possibile sostenere le conseguenze di una crescita così sproporzionata, non a caso secondo alcuni economisti, il fatto preponderante che caratterizzò il clima negativo che si stava respirando, era dato dal fatto che si stava producendo troppo per colmare la domanda globale (proprio per questo, va detto che moltissimi beni e servizi prodotti in quell’epoca rimasero invenduti) scatenando dei crolli aziendali che si sono estesi a macchia d’olio (dato dal fatto che il mercato azionario connetteva un’infinità di aziende) coinvolgendo sempre più realtà. Non è un segreto che a quei tempi, i diritti sociali e salariali (che avevano anche a che fare col riposo) non erano contemplati come lo sono ora; quindi tutto questo ha fatto in modo che gli stessi operai lavorassero costantemente per produrre merci che in fin dei conti non si sa se sarebbero state vendute.

Lavorare meno per far funzionare meglio la società (e non solo)

La teoria postulata da Keynes (nel 1930) enunciava una serie di concetti che avevano a che fare col lavoro:

  1. Le persone lavorando troppo, lo fanno con meno qualità. Quindi è necessario diminuire l’orario lavorativo della singola persona per permettere a quante più persone possibili di lavorare.
  2. Lavorando di meno (e facendo lavorare più persone possibili), era possibile aumentare il grado di eguaglianza delle ricchezze.
  3. Lavorare troppo vuol dire rinunciare a porzioni significative di tempo libero (e di riposo). Tutto questo ha come conseguenza il fatto che le persone stesse possano sentirsi stanche, stressate, sotto pressione e forse anche depresse. Garantire una miglior qualità della giornata lavorativa dovrebbe cambiare il trend negativo. Keynes ha fatto presente anche il concetto di una educazione al tempo libero: dove le persone riescono a usare nel miglior modo possibile le ore di relax. Tutto questo potrebbe anche incidere positivamente sulle relazioni all’ interno della famiglia, d’altronde è sempre meglio che i lavoratori abbiano molto tempo da passare con i propri figli.
  4. Va fatto presente che bisogna lavorare per vivere e non vivere per lavorare (o addirittura sopravvivere).

Cosa possiamo dire al riguardo?

Siamo ben consci che tutto questo possa sembrare per molti un progetto utopico; ciononostante è bene dire che ci sono paesi che hanno messo in pratica una parte significativa dei concetti espressi: In Nuova Zelanda hanno lanciato il progetto della settimana lavorativa ridotta a 4 giorni (32 ore alla settimana) e come conseguenza si è registrato un dato molto importante poiché il 78% dei dipendenti ha manifestato il fatto che ora le cose vanno molto meglio, infatti la stragrande maggioranza delle persone ha affermato che adesso riescono a gestire molto di più la giornata. In un articolo di “Business Insider Italia” è stato preso come oggetto la questione della Danimarca: il paese registra il primo posto come popolo più felice, inoltre c’è da accostare che hanno un orario lavorativo molto blando rispetto al nostro (poco più di 30 ore settimanali). Quello che è importante sapere in tutto questo è che esiste la tendenza a vedere con occhio molto critico chi lavora fino a tardi (ovvero dopo le 16). Prendendo il caso italiano non possiamo che registrare un trend molto diverso: nonostante la settimana lavorativa full-time sia di 40 ore, va detto che molto spesso si registrano casi di persone che fanno molte ore di straordinari. Qui c’è anche bisogno di prendere in considerazione il concetto opposto rispetto a quello danese, infatti in Italia è necessario lavorare fino a tardi (che sia un bar, come può essere anche normale, ma va detto che molte altre attività commerciali lavorano fino alle 20)

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Immagine principale presa da “Telegraph.co.uk”.

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