l'emarginato

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L'informazione che non esclude ma unifica

IL CREDO POLITICO è DIVENTATO UNA RELIGIONE A TUTTI GLI EFFETTI

Fonte immagine: Pixabay

Agli occhi di molti non è un segreto che la politica abbia subito grandi cambiamenti, specialmente nel modo di vedere il proprio partito di riferimento. Ciononostante c’è da appurare che molte persone hanno (più o meno inconsciamente) visto la propria partecipazione a un partito politico come se fosse avvenuto un processo di istituzionalizzazione del modello di comportamento (con tanto di codici ai quali bisogna attenersi). In questo articolo cercheremo di capire le reali dinamiche di questo fenomeno.

La strada presa dai cittadini

Nei giorni precedenti ci siamo occupati di tracciare un identikit iniziale della politica (qui il link del precedente articolo). Ebbene, probabilmente tutto quello che abbiamo capito ci ha lasciati un po’ con l’amaro in bocca poiché, oltre alla discussa qualità del modo di far politica oggi (da parte dei politici stessi), va detto che neanche i cittadini sono stati da meno, infatti hanno maturato una convinzione (più o meno giusta) che li ha portati a originare un’istituzionalizzazione del proprio modo di rapportarsi col mondo politico: in genere è bene dire che sembra che ci sia un manuale ad hoc per tutte quelle persone che vedono la partecipazione politica come una funzione religiosa, badate però, tutto questo molto spesso ha dei connotati con un tasso di bigottismo molto alto.

Schema di comportamento

Analizzando le basi, si può notare che le persone considerano l’avvicinamento a un partito (piuttosto che all’altro) come se entrassero in una sorta di famiglia (o di comunità). Dal punto di vista sociologico va riscontrato che tutto questo porta molte persone a maturare la convinzione che bisogna espandere i propri confini convincendo quante più persone possibili a pensarla come lui (o come il partito al quale si rifà). Lo step successivo a questo rappresenta un punto focale: ebbene, per difendere il proprio “habitat“, la persona-tipo comincia ad assumere atteggiamenti aggressivi verso chi non la pensa come lui. Non è un caso che sono stati coniati diversi termini abbastanza seccanti e inadeguati (come PDiota, radical chic, buonista ecc). In tutto questo è bene dire che tale problematica giova a molti partiti, (d’altronde quando il popolo ti difende, c’è meno lavoro da fare per chi sta ai vertici).

Tifo da stadio

In tutto questo è bene aggiungere un concetto che ritengo sia essenziale per approfondire la trattazione del problema. Le persone che rientrano nella casistica (di cui ci stiamo occupando in questo articolo), hanno un atteggiamento molto critico verso il mondo dell’informazione. Dato che essi vogliono sentirsi dire solamente ciò che gli fa più comodo, appare abbastanza chiaro il fatto che è in atto un processo dove per molti, gli unici mezzi di informazione pienamente accettati, provengono solamente dai profili social dei politici che stimano. In sostanza si può coniare il termine “tifo da stadio“; infatti ora molte persone non guardano più gli altri partiti come semplici avversari, essi adesso sono considerati come una sorta di nemici (come ai tempi dei regimi liberticidi dove l’opposizione veniva considerata pericolosa e quindi esclusa). In queste circostanze il tifo da stadio e il fanatismo religioso hanno dei tratti molto simili tra di loro (se non identici): infatti adesso si esalta il proprio credo denigrando e offendendo chi manifesta un pensiero diverso (a volte i toni assumono dei connotati ancora più aggressivi).

Per cambiare questa tendenza bisogna essere giornalisti di sé stessi

Sicuramente un’attività scolastica proficua apre di più la mente (e sviluppa in parte gli anticorpi contro questo fenomeno); però in tutto questo va detto che il fattore preponderante che può invertire la tendenza, proviene dalle nostre capacità nell’osservazione (piuttosto che gettare semplicemente un’occhiata), nell’ ascolto, nell’ elaborazione delle idee e nell’ articolazione del proprio pensiero. Tutto questo innesca un processo di continuo processo alchemico (all’interno della nostra mente) dove trasmutiamo le parole e i concetti per postulare dei pensieri articolati e complessi. Ho ritenuto opportuno dire tutto questo perché ora come non mai, c’è bisogno di far maturare la convinzione che noi siamo giornalisti di noi stessi poiché, attraverso la comprensione dell’ ambiente circostante, saremo in grado di fare degli editoriali (che possiamo scegliere di divulgare o meno) volti a costruire e rendere più sofisticato il nostro pensiero. Sicuramente anche i partiti stessi devono lanciare un messaggio molto accesso su questo tema, però il vero cambiamento inizia da noi stessi.

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Immagine principale presa da “Pixabay”.

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