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L'informazione che non esclude ma unifica

L’IMPRENDITORE è COLUI CHE è SEMPRE SOTTO ESAME

Fonte immagine: Pixabay

La vita è per tutti un continuo susseguirsi di esami. Questo articolo farà un focus sul mondo dell’imprenditoria italiana poiché nel nostro paese, i presupposti per poter fare bene sono molto pochi. Cerchiamo di analizzare meglio il tutto.

L’imprenditoria nel nostro paese

Non è un segreto che nel nostro paese ci siano molte tasse e imposte, però la domanda essenziale è se tutto questo sistema capillare di riscossione statali stimoli l’attività imprenditoriale. Molti esperti affermano a più riprese che gran parte del tessuto economico nazionale poggi sulle spalle delle piccole-medie imprese. Partendo da questo presupposto c’è da chiedersi come mai lo Stato non incentivi o perlomeno aiuti chi vuole campare grazie all’imprenditoria. Quando parliamo di figure imprenditoriali solitamente immaginiamo i leader delle aziende più grosse che rappresentano il paese, ciononostante dobbiamo constatare che gran parte delle attività commerciali sono di entità minore. Questa concezione del tutto ci potrebbe far pensare anche all’idea delle classe dominanti coniugata da Marx: qui si fa presente il fatto che le idee e l’immagine delle classi dominanti rappresentano gran parte (o forse tutta) l’immagine collettiva della società, il motivo di questa piccola premessa ci tornerà utile anche dopo.

La difficoltà di fare impresa

Come abbiamo detto prima, fare impresa nel nostro paese è molto difficile. Innanzitutto è bene ricordare che il datore di lavoro deve sborsare molti soldi per far prendere uno stipendio accettabile al dipendente. Come se tutto questo non bastasse, va detto che la legislazione e la burocrazia sono molto macchinose, infatti qualora una persona avesse dei progetti di creazione o espansione della propria attività commerciale, va fatto presente che molto spesso viene minato dai lunghissimi iter e obblighi a cui è sottoposto. Un punto molto discutibile di cui è bene far menzione risiede nella grande (e forse eccessiva) tutela nei confronti dei debitori: qualora non fossero in grado di pagare le spese verso i fornitori (cioè altre aziende) subentrano dei meccanismi di difesa, soprattutto se l’attività in questione è una S.R.L (ovvero società a responsabilità limitata). Da qui appare chiaro che moltissime persone si trovano in una fase di incertezza poiché sono sempre in una fase di costante paura, d’altronde capire sempre chi è in grado di pagare non è cosa da poco, soprattutto per le piccole attività dove per l’appunto tutti i compiti sono accentrati nella figura dell’imprenditore stesso. Dal punto di vista bancario va detto che le banche stesse concedono sempre meno fondi al fronte di sempre maggiori garanzie, tutto lecito dopotutto, però va fatto presente che le stesse, essendo creditori privilegiati (cioè che hanno la precedenza sulla riscossioni rispetto a persone terze o aziende) assumono dei connotati molto regali accentuando la disparità tra la banca stessa e il mondo imprenditoriale. Un ultimo punto di cui è bene parlare è dato dalla natura stessa del mercato: è risaputo che chi ha più capitale ha più speranze di andare avanti, però va fatto presente che in una società super competitiva, il libero mercato è stato minato dallo strapotere dei mercati oligopolistici e il tutto ha scoraggiato l’ingresso e la permanenza di altre imprese.

Ovviare al problema

Per poter capire cosa c’è da fare è bene prendere veramente coscienza di quanto scritto prima, quindi è bene lavorare sui problemi espressi in questo articolo. Per poter completare il quadro c’è bisogno di un riavvicinamento del mondo della politica al mondo imprenditoriale, dopotutto se le attività commerciali dovessero fallire, quale figura potrà mai suscitare la classe politica nel panorama nazionale e internazionale?

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Immagine principale presa da “Pixabay”

Marco Galletti

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