l'emarginato

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L'informazione che non esclude ma unifica

RIVENDICO IL DIRITTO DI PENSARE CON LA MIA TESTA

Fonte immagine: Pixabay

Sono un essere umano, e come tale rivendico le mie piene capacità nell’osservare l’ambiente circostante per arrivare a una mia conclusione che si differenzi dal pensiero della “maggioranza silenziosa“. Sono una persona come tutte le altre, ciononostante c’è qualcosa in me che mi fa unico/a. Se non faccio valere le mie peculiarità, come posso vivere una vita soddisfacente?

La tentazione di pensare sempre come gli altri

Tante volte siamo stati tentati di seguire il pensiero comune, a volte è giusto farlo, però a patto che sia per prenderne spunto e coniugare una nostra dialettica che ci renda unici, dopotutto ogni persona è uguale proprio per la propria diversità. Le tifoserie politiche hanno più volte minato tutto questo, forse il fatto di essere in un gruppo più o meno numeroso ci fa sentire sicuri, però sarà capitato a molti di noi di sentire quel senso di insoddisfazione che più e più volte ci ha portati a una sorta di crisi esistenziale portandoci a dubitare di noi stessi e degli altri.

Pensare con la propria testa

Prima di tutto è una grande responsabilità. Verso la fine del 700 il popolo francese chiese il sacrosanto diritto di votare. Alla base di tutto questo c’era sempre stata la fase che portava le persone a dimostrare che tutti erano in grado di poter dire la loro (ovviamente raggiunta la maggiore età). Purtroppo la storia ha seguito un altro corso: la rivoluzione fu di stampo borghese poiché il suffragio universale fu riconosciuto solamente ai maschi autoctoni, però successivamente ci furono altre battaglie che portarono alla promulgazione di nuove costituzioni che estesero i diritti politici e civili a quante più persone possibili.

L’abito non fa il monaco, a patto però che si conosca la persona in questione

Il famoso detto, per quanto sia vero, subisce un rovesciamento del suo significato quando una persona nota si approccia le prime volte con nuovi segmenti della società. All’inizio le sue parole faranno sicuramente effetto, però col passare del tempo, si può capire che diverse volte non è oro tutto ciò che luccica. In ultima analisi è bene ritornare al punto di partenza: non è solo importante chi dice le parole, anzi, molte più volte è importante proprio la natura del discorso in sè; se così non fosse, al posto della democrazia (con tutte le critiche che possiamo fare) avremo l’epistocrazia: ovvero il governo dei dotti e non sempre i più “illuminati” hanno tutte le risposte. In tutto questo c’è assolutamente bisogno che quante più persone possibili inizino a pensare anche con la loro testa altrimenti il patrimonio intellettivo conoscerà un abbassamento della qualità.

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Immagine in evidenza presa da “Pixabay”.

Marco Galletti

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