l'emarginato

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L'informazione che non esclude ma unifica

scusa mamma: Non so volare

Fonte immagine: Pixabay

Non riesco a far emergere le mie idee in una società dove non sono importanti le parole in sé, ma solo in quanti ci credono. Non riesco a far leva su ciò che ho poiché nessuno/a è pronto a darmi un briciolo di fiducia per andare avanti. Sono impossibilitato a fare della mia vita qualcosa di concreto non tanto perché non so cosa voglia fare, piuttosto non so come farlo. In una società prettamente super darwinistica appare chiaro che ogni persona cerca di prendere quante più cose possibili. Siamo sicuri però che sia la cosa migliore in termini individuali e collettivi?

Lo stato di natura di hobbes

Per capire come funziona la società odierna, non possiamo non prendere in esame lo Stato di natura di un grande pensatore del 600 come Hobbes. L’inglese elaborò una teoria dove all’inizio del contratto sociale (che porta alla nascita della società moderna), ogni essere umano era libero dai vincoli dettati dall’eticità; quindi ognuno poteva ottenere ciò che voleva secondo le modalità che preferiva. Non è difficile immaginare cosa poteva succedere in quei periodi: chi uccideva e/o usava violenza per prendere possedimenti altrui o difendere ciò che ha da chi viene reputato un nemico. Il noto pensatore coniò il contratto sociale come l’antidoto a tutte queste barbarie portando l’essere umano ad addomesticare il proprio lato selvaggio.

Com’è veramente la società oggi?

Non è possibile enunciare una definizione unica che possa tener conto di tutte le dinamiche, però possiamo parlare dei fenomeni più rilevanti: l’essere umano ha sempre mantenuto quel lato selvaggio (chi più e chi meno) e sebbene la legge tuteli la collettività, va detto che ci sono molti campi grigi. Innanzitutto manca quella qualità del sistema wellfaristico che permette a chi è in una situazione di difficoltà di poter fare qualcosa, però è bene non cadere in errore, poiché la mobilità sociale (che sia orizzontale o verticale) c’è ancora, però ha assunto dei connotati molto sbilanciati. In tutto questo è bene dire che è più probabile che l’ascensore sociale ci porti ai piani inferiori piuttosto che a quelli superiori, non a caso ogni anno aumenta sempre di più la forbice tra poveri e ricchi. Il ricorso al credito è sempre più difficile e tutto questo non può non farci notare il motivo: essendoci sempre più persone che ne fanno richiesta, appare lampante che le banche chiedano più garanzie (tagliando fuori moltissime persone bisognose di un’occasione). La società è interessata in uno scontro dove ci sono i giovani, gli adulti e gli anziani. I giovani vogliono essere considerati come degli adulti per essere valutati correttamente, gli adulti vogliono mantenere il proprio status e gli anziani vogliono non essere considerati come tali (per non sentirsi emarginati).

Prendere il volo per diventare qualcuno/a

Fino a non molto tempo fa, prendere il volo era considerato un’azione valorosissima ed estrema poiché lo si faceva per fare qualcosa di straordinario. Ora invece è necessario prendere il volo per emanciparsi economicamente politicamente e socialmente. In altre parole, ora si vola solamente per essere una persona normalmente inserita nella società e tutto questo non può non denotare l’altissimo livello di competività.

lavorare a una possibile soluzione

In un’ultima analisi è bene prendere l’esempio dei cartelli propri del mercato oligopolistico: qui si può vedere che diverse attività, per non gettarsi la zappa sui piedi, decidono di collaborare. Ovviamente questo esempio non può essere esteso alla società (poiché ognuno è diverso dall’altro), eppure potrebbe essere un buon punto di partenza. In questo caso è bene dire che è necessario che le varie classi sociali e la vari coorti (ovvero le fasce di età) collaborino tra di loro, dopotutto che paese sarebbe senza una nazione unita?

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Immagine principale presa da “Pixabay”.

Marco galletti

1 Comment
  • Davide
    says:

    Ti ho conosicuto al cerbero podcast mi piace molto come scrivi (c’è molta autobiografia in quello che butti su “carta”) e come ti esprimi. tutti i miei complimenti continuerò a leggere i tuoi articoli molto volentieri

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