l'emarginato

l'emarginato

L'informazione che non esclude ma unifica

LA Società BRUCIA I NOSTRI SOGNI E CI CHIAMA Gioventù BRUCIATA

Fonte immagine: Pixabay

La società del terzo millennio è impregnata di un darwinismo estremo dato da un regime di super competitività dove solo i più forti vivono veramente (anziché sopravvivere). In quest’epoca non si può non constatare il fatto che le persone vengono affamate fino allo stremo. Lo scopo ultimo di tutto questo è quello di far credere a quante più persone possibili che la ricerca di un lavoro decente (che possa dare stimoli alla crescita personale) sia cosa solamente per privilegiati.

Cerchiamo di illustrare lo scenario

Molte persone ci fanno credere che la crisi economica e finanziaria sia una scusa per accontentarsi, beh, se le cose dovessero stare così è inutile sperare nel progresso. Non è un segreto che in Italia è presente un grado marcato di sfruttamento (tra straordinari non pagati come si deve e mancate concessioni di giorni di riposo), però ora come non mai, è necessario fare un’analisi approfondita in modo tale da capire le reali dinamiche del mercato del lavoro (specialmente per i giovani).

Il sistema degli stage, dei tirocini e dei praticantati

Il mondo del lavoro italiano conosce molto bene il ricorso ai tirocinanti, agli stagisti e a chi vuole iniziare un percorso di praticantato. Il motivo di tutto questo risiede in diversi fattori, ciononostante uno di questi è dato dal fatto che far entrare in azienda chi ancora deve essere formato significa anche un basso costo del lavoro. In sostanza molte persone hanno lamentato che essi sono stati costretti a fare mansioni che non erano attinenti a ciò che andava fatto (aumentando il carico lavorativo). Per completare il quadro va detto che, una volta finito il termine della collaborazione, è difficile che si verifichi una vera assunzione (neanche con un contratto a tempo determinato). Proviamo a immedesimarci nei panni di queste persone: una volta diplomati o laureati e consapevoli dell’investimento fatto (tra denaro, tempo e sforzi) per terminare il loro ciclo di studi, vanno incontro (molto probabilmente) a un destino che lascia con l’amaro in bocca.

Il rider

Come potevamo non parlare di loro. Il rider è colui che presta il proprio tempo e lavoro nella consegna di cibi e bevande. L’ esercito dei riders è molto vasto e non si può non affermare che tale lavoro rappresenti un fenomeno di estrema importanza. In tutto questo (però) c’è un lato della medaglia che crea confusione: chi esercita questa professione deve (solitamente) aprirsi una partita iva, quindi vuol dire che è considerato come un lavoratore autonomo, quindi niente ferie o giorni di riposo pagati. Inoltre tutto questo comporta anche una riduzione di altri diritti come il risarcimento (da parte dell’azienda per cui si lavora) qualora accadesse un infortunio. Ci sono state molte manifestazioni per l’estensione dei diritti in Italia, però la sentenza non ha soddisfatto tali richieste, il motivo sta nel fatto che il rider è considerato dallo Stato come un “lavoretto per arrotondare“. Per completezza va registrato che ci sono stati casi (in altri paesi) dove alcuni rider che per una serie di motivi (come l’aver prestato lavoro con costanza) hanno conosciuto esito positivo dal tribunale per farsi assumere come dipendente.

Il precariato e il lavoro in nero

Cavalli di punta del nostro paese. Il nostro paese è interessato da questi 2 fenomeni in un modo a dir poco preoccupante. In Italia ci sono quasi 4 milioni di precari, quindi vuol dire che ci sono tantissime persone che vivono in una condizione di assoluta incertezza (dove passano moltissimo tempo con la fobia di perdere il lavoro). Inutile dire che una buona fetta di questi precari interessa il mondo giovanile; dopotutto molti datori di lavoro (fortunatamente non tutti) catalogano le persone con meno di 35 anni come inesperte e poco formate (infatti la trattazione della sezione stage, tirocini e praticantati ne è un esempio). Il fenomeno del precariato dà spinta al fenomeno del lavoro in nero: qui si può osservare che ci sono moltissime persone che cercano di arrotondare facendo dei lavoretti saltuari.

Disoccupazione e inattività (e neet)

Altri settori di punta del nostro paese. Il dato sulla disoccupazione è molto preoccupante, se poi parliamo di quella giovanile il discorso assume dei connotati più drammatici dato che arriva a picchi a dir poco allarmanti; inoltre, dato che nella categorie degli attivi vengono conteggiati anche le persone che studiano (scuole superiori o università) non si può non notare che i giovani che lavorano sono ben pochi (soprattutto rispetto ai paesi europei con un’economia più solida della nostra). Dalla conta dei disoccupati, l’ Istat scorpora gli inattivi, cioè quelli che non sono in cerca di lavoro. La fattispecie è ancora più allarmante poiché ha più valenze: da una parte ci sono persone che hanno perso la speranza di cercare un lavoro, dall’altra parte invece va registrato che ci sono persone che preferiscono lavorare in nero. Per inquadrare ancora di più il mondo giovanile, bisogna prendere in considerazione il caso dei Neet (acronimo inglese), cioè i giovani che non studiano, non lavorano e non intraprendono corsi di formazione. L’ Italia conta una folta schiera, e sebbene essi maturino le caratteristiche principali degli inattivi, è necessario vedere questo fenomeno con un occhio molto critico.

Un futuro incerto

Alla base di quanto detto, non si può non provare un senso di delusione verso il futuro, infatti, oltre a essere incerto, esso è anche difficile da interpretare per chi vuole cercare di allargare i propri orizzonti (magari con l’iniziativa di aprire una piccola attività). La pressione fiscale è a dir poco altissima, inoltre va constatato che lo Stato non eroga molti fondi volti a dare agevolazioni alle iniziative imprenditoriali degli under 40. Molti giovani lamentano il fatto che quasi sempre, una volta terminati gli studi (o corsi di formazioni professionali), è molto difficile trovare il lavoro per il quale si sono preparati.

Ripercussioni

Va detto che la società di oggi è come una torta divisa in più spicchi (rispetto a prima) dove diverse persone cercano di ridimensionare l’immagine e gli obbiettivi degli altri (per poter aspirare a quante più fette possibili). La società del nuovo millennio è di stampo super competitiva. In tutto questo va detto purtroppo che le persone che non si sentono all’altezza di dare una svolta alla propria vita, hanno più probabilità di sentire un certo grado di pressione che potrebbe sfociare in una sorta di senso di inferiorità (nei casi più gravi tutto questo potrebbe portare ad ansie, fobie e depressione).

Speranza

In tutto questo però è necessario sperare che le cose possano prendere delle pieghe dai connotati positivi; dopotutto è presumibile che in tempi di crisi ci siano diverse persone che riusciranno a trovare lo stimolo a osare. Si spera che quante più persone possibili continuino a coltivare quel senso critico delle cose (in modo tale da capire le dinamiche politiche, sociali, economiche e finanziarie) per dare manforte alle proprie sorti.

Cosa ne pensi di tutto questo? Diccelo con un commento e condividi questo articolo con i tuoi amici. Per sostenere il progetto editoriale lascia un like alla pagina Facebook “Il Gallo-L’emarginato blog”

Immagine in evidenza presa da “Pixabay”

Marco Galletti

Lascia un commento
*
*
*