l'emarginato

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L'informazione che non esclude ma unifica

Forbice anziani-giovani: e gli adulti quali sono?

Fonte immagine: Il sole 24 ore

Il tempo cambia tutto e migliora le cose“, questo è il famoso detto che la gente mormora fin dalla notte dei tempi; d’altronde potrebbe essere vero. Pensandoci bene infatti, negli ultimi 50-60 anni il mondo ha conosciuto svolte epocali (dal campo tecnologico, dalla lotta per l’emancipazione femminile e dall’instaurazione di un collegamento capillare tra le parti più distanti del mondo). Insomma, non si può dire che non sia successo niente. Eppure nonostante tutto questo cambiamento radicale delle idee, ci sono alcune cose che non sono cambiate, e se lo sono, sono cambiate in peggio.

I giovani in Italia

Partiamo da alcune tendenze che col tempo stanno logorando l’immagine che le persone hanno dei giovani. Un tempo la gioventù era quell’arco di tempo che interessava le persone che avevano l’età compresa tra i 12 e 20 anni. Ora nonostante la soglia della maggiore età si sia abbassata (stabilizzandosi sui 18 anni), possiamo vedere che la sfera giovanile (percepita) è stata allungata a dismisura. Ora vediamo che le persone di 30 e addirittura 35 anni vengono chiamati “ragazzi” dalla gente. Fin qui non appare nulla di strano, se non fosse però per le implicazioni (e soprattutto le cause) che hanno portato a questo. Non è un segreto che nel nostro paese c’è uno scarso grado di emancipazione economica, però oltre a quella economica, sussegue anche un’emancipazione politica e sociale. Tutto questo fa in modo che le persone più anziane ci relegano in un limbo dove dobbiamo aspettare (anche se non si sa cosa dobbiamo aspettare).

Gli anziani che non vogliono sentirsi anziani

E già. Non è un segreto che l’aspettativa di vita media si sia alzata, ciononostante l’asticella che porta una persona a considerarsi non più nel fiore dei suoi anni si è alzata in modo spropositato. Ora non possiamo far altro che constatare che la forbice anziano-giovani è aumentata notevolmente e tutto questo genera non pochi problemi: da un punto di vista prettamente economico, i giovani adulti (ma pur sempre adulti) non sono visti come “pronti” mentre gli over 60 sono visti ancora come manodopera sul quale progettare un futuro.

ripercussioni

I giovani che purtroppo rientrano in questa casistica (e sono tanti), sentendosi esclusi dalla società che conta, vanno incontro a un potenziale rischio di depressione celata (celata perché mal comune mezzo gaudio) che può essere combattuta sviluppando una sorta di sindrome di Peter Pan: ovvero un limbo dove la gente passa porzioni significative del proprio tempo a fare ben poco (magari spennandosi al bar), senza tra l’altro avere la forza di progettare qualcosa (perché colpiti da questa depressione celata). Le persone colpite da questa piaga sociale sono tantissime, e se non si fa qualcosa, la società del futuro avrà meno adulti (veri) e più persone scarsamente emancipate.

La missione del sito

Sono ben conscio che ci sia ancora altro da affrontare per far luce su questo macro-tema. Lo scopo de “L’ emarginato” è quello di trattare le dinamiche della politica, della società e dell’economia (e altro ancora) proprio con l’ottica di chi sente un senso di esclusione da questa società (come lo sento anche io dopotutto). Spero che il progetto editoriale che c’è dietro questo sito venga apprezzato da quante più persone possibili.

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Immagine in evidenza presa da “Il Sole 24 ore”.

Marco Galletti

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