l'emarginato

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L'informazione che non esclude ma unifica

LA TEORIA DEL “SOUNDBITE”: IL COMMENTO BREVE MA ACCATTIVANTE

Fonte immagine: Globalist

Non è un segreto che i politici ricorrano all’aiuto degli esperti in comunicazione. Eppure va riscontrato che in un batter d’occhio ha preso piede una pratica molto discutibile nel fare propaganda elettorale e informazione.

Il politico: manuali per l’uso

La figura del politico risale alla storia antica. Qui possiamo constatare che nell’antica Grecia le persone che esercitavano il potere politico avevano coniugato un loro modo personale di proporre le proprie idee. Fin qui nulla di strano, anzi, la figura previgente di quell’epoca è rimasta pressoché intatta anche nell’800 (seppur con alcune modifiche). Insomma, da quello che stiamo leggendo, sembrerebbe che il politico abbia mantenuto i connotati puri di un’epoca storica molto antica e assai significativa.

L’avvento di internet e del marketing politico

Con internet le cose cambiano radicalmente. Ora il processo di formazione delle idee viene sacrificato a favore del processo di enfatizzazione (delle stesse). Per completare l’opera era necessario fare un passo in avanti: ovvero rendere l’informazione che si sta cercando di veicolare fruibile ma soprattutto inclusiva con connotati di emancipazione. Eccoci qui al modus operandi politico del Soundbite: termine inglese per sottolineare un contenuto breve e efficace nel far presa nel cuore delle persone. Possiamo notare che ci sono moltissimi politici italiani che ricorrono a tale esempio, uno su tutti Matteo Salvini (leader della Lega). Abbiamo scelto di prendere in esame il suo caso per dare più risalto a questa teoria. In genere il leader del partito leghista, ha basato gli ultimi anni della propria carriera politica nel fare propaganda utilizzando un linguaggio molto semplice ma assolutamente efficace. Il noto personaggio ha usato più volte frasi inclusive cercando di difendere il proprio elettorato dai “professoroni” e dai “buonisti”. Quello che ci preme dire inoltre è che tutto questo non sarebbe stato possibile se lo staff comunicativo non avesse scelto di prendere in esame i commenti delle persone comuni (nei social) al fine di capire cosa andava detto e come.

Per capire il contesto politico è necessario guardare oltre

Il fenomeno del “soundbite” ha collegamenti anche con l’informazione dei giornali e dei blog dove per l’appunto ci si occupa di inserire frasi ad affetto che cercano in tutti i modi di far presa tra i lettori. In genere questo processo potrebbe essere annoverabile nella fattispecie dei “copywriter”, ovvero chi fa i titoli che fanno presa, però è meglio prendere il tutto con le pinze onde evitare polemiche inutili. Prendere in esame anche il mondo dell’informazione serve a farci capire che sia i giornalisti, che i blogger e non ultimo i politici, adottano un modus operandi di comunicare che in alcuni tratti è molto simile.

ultime parole

Non è un caso che il concetto delle tifoserie politiche abbia trovato terreno fertile proprio nello stesso momento dell’informazione accattivante. In tutto questo è necessario che le persone sfuggano da questo processo di assoggettamento mediatico-comunicativo al fine di poter veramente affermare di pensare con la propria testa.

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Immagine in evidenza presa da “www.globalist.it”

Marco Galletti

1 Comment
  • GS
    says:

    Un complimento per il progetto L’emarginato e per questo articolo, che ho postato su fb con il seguente commento:
    Per chi si occupa di comunicazione (mediatori, giornalisti, politici…), basare il proprio modello etico principalmente sul riferimento all’audience può portare popolarità nell’immediato, ma a lungo andare, non solo si finisce per fare cattiva informazione, ma si perde credibilità.

    Il fenomeno del soundbite è il frutto di una dinamica che non fa onore nemmeno agli esperti di comunicazione, la prova che i codici deontologici non bastano a garantire una condotta professionale etica, conforme ai principi della democrazia e finalizzata alla crescita della società.

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