l'emarginato

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L'informazione che non esclude ma unifica

Il PREZZO DA PAGARE PER ESSERE SULLA BOCCA DI TUTTI

Fonte immagini: millecanali.it

Matteo Salvini (classe 1973) è l’attuale politico più famoso del panorama italiano. La sua immagine suscita grande ammirazione da una parte, mentre dall’ altra tutto questo origina sentimenti molto critici e accesi. Sappiamo tutti che c’è un prezzo alto da pagare per diventare famosi, però esso lo è ancora di più quando da soli, si porta un partito dal 4% a quasi il 40%. La teoria che illustreremo merita di essere presa in considerazione.

Matteo Salvini: l’introduzione

Il futuro vice presidente del Consiglio dei ministri ha dato il via alla sua esperienza politica quando era ancora molto giovane. Le sue prime esperienze con l’allora Lega Nord (capitanata dallo storico leader Umberto Bossi) hanno fatto in modo di preparare il terreno per la vera ascesa politica del futuro leader politico. Egli si è dimostrato fin da subito una persona molto propositiva, infatti era già capace di attirare a sé l’attenzione di molte persone. Fin qui sembrerebbe una normale esperienza politica, ciononostante nessuno sapeva ancora cosa sarebbe successo nel corso degli anni successivi (e forse neanche lui lo sapeva).

Matteo Salvini diventa un politico di rilievo

L’occasione gli si presentò quando la Lega Nord entrò in una fase di crisi irreversibile (poiché stavano perdendo molti consensi); infatti nel 2013 il partito superò a stento il 4%. Fu il 7 dicembre del 2013 quando Salvini divenne il nuovo leader del partito battendo lo storico Bossi con oltre l’ 80 % dei consensi. Tutto questo non sarebbe stato possibile se lo stesso futuro ministro degli interni non avesse preso l’idea di articolare meglio il suo pensiero. Matteo Salvini aveva capito che per fare breccia nel cuore delle persone, era necessario rivolgersi a un team di esperti della comunicazione via social. Qui ebbe inizio la vera svolta: da lì a poco, la sua pagina Facebook conobbe un’enorme fase di crescita della sua popolarità (infatti ora sfiora i 4 milioni di like). Qui prese forma la realizzazione di un progetto molto elaborato: il leader politico capì subito che si ritrovò quasi da solo a dover guidare un partito con connotati autonomisti (infatti il nome Lega Nord richiama connotati regionali piuttosto che nazionali e sovranazionali). Per ovviare a questo limite, si accorse che fu necessario dar via a un processo di cambiamento drastico che avrebbe intaccato anche le fondamenta del partito.

Matteo Salvini 3.0

Dal 2014 cominciò pian piano a usare un linguaggio che ruppe il legame esclusivista dell’allora suo partito di provenienza. Il noto personaggio politico cominciò a parlare sempre di meno del Nord, infatti preferì richiamarsi all’identità nazionale. Come se non bastasse, iniziò anche a legittimare (ed espandere) sempre di più il suo consenso portando le sue idee all’esterno del tradizionale elettorato. L’occasione gli si presentò subito dopo, infatti egli iniziò a esporre le sue teorie nei confronti dell’euro (lasciando intendere che il sistema monetario, bancario e politico facciano acqua da tutte le parti). Il suo staff comunicativo aumentò ancora di più la propria attività, non a caso le parole del noto personaggio cominciarono a fare sempre più presa. La svolta epocale arrivò negli ultimi mesi che precederono le votazioni parlamentari del 2018. Il politico coniò lo slogan “il voto del buonsenso” e mise la ciliegina sulla torta togliendo la dicitura “Nord” dal nome partito, eccoci qui alla nascita della “Lega“.

Matteo Salvini 3.5: trionfo alle elezioni del 2018

La Lega trionferà sui partiti del centro-destra è diventerà il principale avversario del Movimento 5 stelle. Entrambe le forze politiche ottennero risultati a dir poco incredibili, però fu subito chiaro il fatto che nessuno fu in grado di poter governare da solo. Bastarono poche settimane per far accadere l’impensabile: Il nuovo governo che prese vita, era formato proprio dai 2 schieramenti in questione, in altre parole nacque il governo giallo-verde.

Matteo Salvini e l’ ascesa al vero potere ?

Passarono pochi mesi per far vedere la disparità di forza tra i 2 partiti. Il movimento 5 stelle, sebbene avesse molti limiti, rimase pur sempre una squadra; d’altro canto la Lega dovette fare affidamento esclusivamente sullo stesso Salvini (poiché c’era una disparità mediatica immensa tra lui e i membri del suo partito). Fin qui tutto questo avrebbe dovuto far presagire che i 5 stelle contassero su più risorse; ciononostante lo stesso Salvini, avendo cominciato a fare i compiti prima di tutti, risolse la questione nel migliore dei modi: lo staff comunicativo e gestionale degli account social del ministro degli interni finirono (nel corso degli anni) di coniare la strategia vincente per far sembrare Matteo Salvini, non tanto una persona capace (anche se lo è eccome), quanto più la vera essenza di un partito, di una corrente di pensiero, e non ultimo, portavoce di milioni di italiani. Qui si vede il vero lavoro del team di comunicazione: in sostanza fecero diventare il politico in questione un megafono delle lamentele dando voce (così) a una grande porzione del paese. Tutto questo potrebbe sembrare già geniale, però se prendiamo in considerazione anche il fatto che moltissime persone prestano ascolto solamente a ciò che vogliono sentirsi dire, beh, appare chiaro che il gioco sia già fatto è concluso.

Il Capitano

Ora la pagina Facebook del leader della “Lega” conta quasi 4 milioni di mi piace. Di per sè tutto questo rappresenta un enorme risultato, però è bene rapportarlo anche alla pagina Facebook del leader del Movimento 5 stelle, Luigi di Maio: sebbene i 5s presero quasi il doppio dei consensi elettorali rispetto alla Lega, va riscontrato che il politico più famoso dell’attuale Italia ha molta più fama rispetto al suo collega. Qui si vede che la figura del leader leghista è un qualcosa che va ben oltre la dimensione politica. Egli viene considerato una guida, un amico, un condottiero, non a caso molti hanno coniato il termine “Il capitano”.

Una strana coincidenza?

Non è un segreto che la strategia social di Salvini sia a dir poco geniale, però è bene percorrere un altro passo. Sembrerebbe che il ministro sia diventato una sorta di influencer. Fin qui nulla di straordinariamente nuovo; però analizzando la questione, non possiamo che porci il dubbio secondo cui i membri dello staff comunicativo non stiano prestando un certo grado di attenzione ai commenti degli utenti (specialmente i commenti più popolari). Tutto questo potrebbe farci pensare che gli slogan e i messaggi promulgati dalle pagine social del noto politico, siano in realtà elaborazioni (più o meno complesse) del comune pensiero delle persone. Tutto questo, qualora fosse vero, spiegherebbe ancora di più la genialità della sua campagna comunicativa. Forse quello di cui ci siamo occupati finora potrà sembrare un po’ strano (ricordiamo che si tratta di una teoria), però ritengo che a ragione di completezza andava riportata anche questa informazione.

Quale sarebbe il prezzo da pagare allora?

Innanzitutto perdere la propria spontaneità. In sostanza c’è sempre un prezzo da pagare per ottenere qualcosa; però per fare una cosa del genere è necessario appoggiarsi su persone che sappiano fare il proprio lavoro, quindi appare ben chiaro che l’iniziativa politica dipenda in parte anche dalle azioni persone terze alla persona e al partito. In tutto questo c’è da aggiungere un’altra nota: è bene prendere in considerazione l’idea che la figura che un politico rispecchia, potrebbe non avere quasi nessuna similarità con ciò che si è veramente. Poter dire la propria è sempre bello, infatti sapere che per ottenere consensi, tale abitudine deve essere modificata e stravolta per diventare una sorta di megafono (o creatore di slogan e post acchiappa like) è abbastanza deludente, specialmente per chi pensa di migliorare le sorti del paese. Molti si sono fatti l’idea che il vice presidente del consiglio dei ministri dica cose abbastanza controverse, ciononostante la domanda essenziale è la seguente: lo dice perché è d’accordo o lo dice solamente per far contento il popolo? Tutto questo fa presagire un’immagine abbastanza deludente del successo in sé: ovvero che una persona che vuole costruirsi un’ immagine dal nulla, si vede costretto ad accettare di rimanere rinchiuso in una gabbia dorata dove bisogna fare determinate cose (o non farle) solamente per ottenere gli applausi, come se non bastasse, è necessario imparare anche uno schema di comportamento che controlla in modo capillare la propria persona al fine di apparire più gradevole possibile.

Speriamo che la teoria di cui abbiamo appena parlato riceverà delle risposte concrete.

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Immagine principale presa dal sito “www.millecanali.it”.

Marco Galletti

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